La Commissione europea accelera sull’attuazione del piano di riarmo industriale europeo, ma lascia un dossier politicamente sensibile in sospeso. L’esecutivo Ue ha approvato i piani nazionali di Francia e Repubblica Ceca nell’ambito dello strumento SAFE (Security Action for Europe), proponendo al Consiglio l’erogazione di nuovi prestiti per la difesa. Ancora in stand-by, invece, il piano dell’Ungheria.

Parigi e Praga potranno accedere rispettivamente a 15,09 miliardi e 2,06 miliardi di euro, una volta firmati gli accordi di prestito. Le risorse serviranno a rafforzare capacità strategiche considerate prioritarie, in un contesto di crescente pressione per aumentare la spesa militare e coordinare gli investimenti a livello europeo.

Il programma SAFE rappresenta uno dei principali strumenti finanziari per rafforzare la cooperazione militare europea e ridurre la frammentazione degli investimenti. Punta su appalti congiunti, interoperabilità e integrazione industriale, con la possibilità di coinvolgere anche Paesi partner e candidati.

SAFE entra nella fase operativa

Con questa approvazione, la Commissione segna il passaggio dalla fase progettuale a quella attuativa del programma SAFE, pilastro del pacchetto “Readiness 2030” adottato nel 2025. L’obiettivo è sostenere un aumento rapido e coordinato degli investimenti in difesa, incentivando gli Stati membri a ricorrere ad appalti congiunti e a rafforzare la base industriale europea.

“La strategia sta diventando realtà sul terreno”, ha dichiarato nel comunicato Andrius Kubilius, sottolineando come l’elevata domanda da parte degli Stati membri dimostri la centralità dello strumento.

Anche la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen nel comunicato ha parlato di un passaggio “dalle opportunità alla realizzazione”, evidenziando l’obiettivo di costruire una capacità di difesa europea più integrata e resiliente, anche in coordinamento con l’Ucraina.

Ora la palla passa agli Stati membri: il Consiglio ha quattro settimane per adottare le decisioni di esecuzione. Se confermate, le prime erogazioni potrebbero arrivare già ad aprile 2026.

Con Francia e Repubblica Ceca, salgono a 18 i piani nazionali già valutati positivamente dalla Commissione, su un totale di 19 richieste presentate per accedere ai 150 miliardi di euro messi a disposizione dal programma.

Il caso Ungheria

L’assenza dell’Ungheria dall’ultima tornata di approvazioni non passa inosservata. Formalmente, Bruxelles sostiene che la valutazione del piano è ancora in corso. Ma sullo sfondo pesano tensioni politiche e istituzionali sempre più evidenti.

Il governo di Viktor Orbán è da mesi in rotta di collisione con le istituzioni europee, dall’opposizione a nuovi aiuti finanziari all’Ucraina alle persistenti controversie sul rispetto dello stato di diritto. Proprio quest’ultimo punto potrebbe rivelarsi decisivo: l’accesso ai fondi SAFE è infatti condizionato al rispetto dei principi fondamentali dell’Unione.

Non solo. Secondo indiscrezioni circolate a Bruxelles, il Consiglio potrebbe subordinare l’approvazione del piano ungherese a specifiche condizioni, mentre la Commissione manterrebbe comunque la possibilità di monitorare nel dettaglio l’utilizzo dei fondi.

Il ritardo arriva in un momento politicamente delicato: le elezioni ungheresi del 12 aprile potrebbero ridefinire gli equilibri interni e, di riflesso, i rapporti con Bruxelles.

Nel frattempo, la scelta di procedere con Parigi e Praga separatamente da Budapest segnala una linea sempre più pragmatica della Commissione: andare avanti con chi è pronto, evitando di bloccare l’intero meccanismo.

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